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Introduzione alla navigazione nei mari freddi

 

Piccola guida per evitare sorprese

 

 

Se leggete questa guida vuol dire che siete già convinti a provare queste avventure e volete ormai solo saperne di più.
Perciò non spenderemo parole per illustrare le bellezze dei mari freddi e le emozioni che ci riservano.
Siccome però è presumibile che non abbiamo grande esperienza di questo tipo di navigazione, né degli ambienti in cui ci troveremo, è bene che si corra il rischio di dire anche cose un po’ scontate piuttosto di lasciare in ombra dettagli che si rivelino poi importanti.
La tecnologia ci permette oggi di spingerci dove solo pochi decenni fa si trovavano solo persone eccezionalmente ardimentose e pronte ad affrontare situazioni assolutamente estreme, preparate a trovarsi faccia a faccia con pericoli sconosciuti e tremendi e determinate a sopravvivere ad ogni costo.
Noi andiamo alle alte latitudini certamente per provare un po’ delle loro emozioni, ma presumibilmente senza essere disposti a rischiare più che tanto.
E dunque sarà opportuno che ci prepariamo bene!

 

Ambiente

Il clima che affronteremo è decisamente freddo e ostile, paragonabile all’alta montagna, con l’aggiunta della possibilità tutt’altro che remota di incontrare i ghiacci galleggianti, la nebbia e il forte vento, e della scarsità e incompletezza di informazioni geografiche, naturale conseguenza della scarsissima frequentazione dei luoghi.
L’interno, se ci capiterà di visitarlo, è solcato da enormi ghiacciai, che noi, popoli alpini, conosciamo un po’ meglio di altri, ma che anche qui sono costellati di crepacci e seracchi ed è soggetto a estrema variabilità con previsioni del tempo nulle o scarsissime e poco affidabili.
L’ambiente marino e costiero che toccheremo è brulicante a suo modo di vita, ma gli animali e le piante devono come noi affrontare situazioni estremamente difficili e l’equilibrio dell’ecosistema è delicatissimo. Un arbusto di poche decine di centimetri o una chiazza di lichene possono avere un’età di diverse centinaia di anni e l’arbusto essere la forma nana di un grande albero, che alle nostre latitudini sarebbe alto alcune decine di metri.
Gli insediamenti umani sulla costa orientale della Groenlandia e sulle Svalbard sono pochissimi e molto distanziati fra loro (centinaia di Km). Abitati talvolta solo da meteorologi (Jan Mayen), mentre la frequentazione è rappresentata da casuali pescatori, da guardacoste o da flotte di pescherecci ex sovietici che non hanno abbandonato la vocazione di dedicarsi poco alla pesca e molto ad altre cose.
Tutti questi fattori rendono questo un ambiente, come si suole definire, “estremo”, dove perciò la possibilità di sopravvivenza è legata in modo determinante al nostro comportamento e alla nostra capacità di comprensione della situazione.
Questi due fattori si traducono in comportamenti che devono diventare dei modi di pensare e di essere e che solo così ci permetteranno di aumentare i margini di sicurezza a un livello accettabile.
In sostanza due sono i concetti che devono essere sviluppati: autonomia e sicurezza

 

Autonomia

Per capire il livello di autonomia che dobbiamo raggiungere bisogna prima di tutto considerare che siamo lontani dalla civiltà e che nessun aiuto esterno può essere garantito per periodi che possono arrivare addirittura a diversi mesi, nel caso si dovesse rimanere bloccati dal ghiaccio all’inizio dell’autunno (cosa che cercheremo con tutti i mezzi di evitare!).
Dobbiamo dunque essere autosufficienti, sia in condizioni normali che in stato di emergenza. Questo significa che i malesseri e le malattie devono essere affrontati con i soli mezzi di bordo, che evitare di farsi male è la parola d’ordine principale, che le nostre provviste di tutti i tipi sono da subito un bene comune da condividere, che le comunicazioni con l’esterno, anche con i mezzi più moderni, sono limitate e aleatorie (niente telefoni cellulari e ridotta e discontinua copertura satellitare).
Per quanto le provviste siano abbondanti, non è pensabile immaginare di coprire ogni possibile esigenza e adattabilità e moderazione nei consumi di tutto saranno sempre necessarie. Ciò vale per qualunque risorsa, dal gasolio ai cibi, dall’elettricità al riscaldamento, dalle medicine alle comunicazioni.
In queste condizioni è anche evidente che le nostre personali conoscenze e capacità diventano una risorsa e che esse vanno considerate un patrimonio comune e come tale condivise, sia pure sotto la responsabilità del comandante che è, alla fine, l’unico responsabile di tutto quello che succede a bordo.

 

Sicurezza


Come si diceva, l’ambiente è estremo ed è bene pensare di essere sempre a rischio, anche all’interno della barca e in una rada protetta. Il pericolo può nascondersi nell’acqua bollente di una pentola, dove una bruciatura estesa può trasformasi in tragedia, in una fuga di gas, che può innescare un’esplosione, in un velo di ghiaccio sul ponte, che innesca una caduta con rischi di perdita in mare o di fratture irrimediabili.
Bisogna perciò prendere ogni precauzione per non farsi male, ripensando i gesti anche più comuni e non agire precipitosamente prima di averci fatto l’abitudine o di aver acquisito il “piede marino”.
Non cadere in acqua, dove le temperature intorno allo zero promettono una sopravvivenza di pochi minuti (non è esagerato!) è un imperativo!
Per quanto riguarda l’ambiente esterno bisogna che la prudenza nei confronti dei luoghi e degli animali sia ampia: gli orsi polari sembrano bonaccioni, ma se le loro dimensioni non bastano a rendervi cauti, pensate che si tratta del più grande predatore terrestre che vive uccidendo e mangiando foche e trichechi e che è un nuotatore veloce e abile (lui non soffre di ipotermia).
Ecco quindi alcune regole da seguire, tanto per cominciare, nell’attesa che il comandante vi istruisca nei dettagli per il viaggio che farete.

 

Rispetta te stesso


Proteggi il tuo benessere


La dotazione di indumenti asciutti e caldi è importante per difendersi dal principale elemento contrario, che è il freddo. E’ indispensabile dotarsi di un doppio ricambio di ognuno dei primi due strati di protezione dei tre consigliati: quello sopra la pelle, per tenere asciutti e quello intermedio per tenere caldi. Quello esterno, la cerata nautica di tipo pesante, può essere affiancato da una giaccavento con pantaloni da escursione in montagna, se le dimensioni del bagaglio lo consentono.
Berretti da sci e occhialoni da neve e da sole (attenti ai raggi ultravioletti riflessi dalla neve e dal ghiaccio).
Scarpe calde da barca (stivali) calze calde, un pigiama caldo, un sacco a pelo invernale e un po’ di biancheria intima.
Le medicine di uso personale sono naturalmente a cura di ciascuno, mentre è bene avvertire il comandante di qualsiasi problema di salute possiate temere perché possa essere preparato nel caso sfortunato in cui esso si verifichi.
Un limitato quantitativo di generi di conforto personale è consentito, sempre che si consideri che è strettamente vietato portare a bordo e usare superalcolici (salvo un uso moderato della eventuale dotazione di bordo) e droghe di qualunque tipo, anche leggere, pena l’allontanamento immediato dalla barca a la perdita di qualunque somma versata, nonché la denuncia alle autorità competenti.
Durante l’approvvigionamento iniziale il comandante potrà se avvertito, orientare l’acquisto di moderate quantità di beni su vostra indicazione.

 

Proteggi la tua sicurezza


Una mano per te una per la barca, questo detto potrebbe sintetizzare ogni altro discorso. Poiché sulla barca nessuno è passeggero, ma tutti sono necessariamente equipaggio, tutti vengono coinvolti saltuariamente nelle manovre. Se il tempo è bello, di solito non ci sono pericoli, ma con l’aumento del vento e del moto ondoso la situazione si complica e la possibilità di incidenti aumenta, soprattutto quando si lascia la relativa protezione del pozzetto.
A leggere i resoconti di mare vengono i capelli dritti, ma se si esamina più in dettaglio e in profondità la sequenza degli avvenimenti si scopre spesso che i guai hanno avuto per la maggior parte origine da imprevidenza o superficialità.
Val la pena fare qualche esempio: durante le varie traversate atlantiche in flotta che sono diventate usuali negli ultimi tempi viene tenuta un’accurata registrazione degli incidenti e delle loro modalità: ebbene, nella maggior parte dei casi le cadute fuori bordo sono avvenute con mare relativamente calmo e sono state subite da persone sotto attacco da mal di mare, sportesi a rigettare sottovento senza essere assicurate alla barca; il tempo calmo, il caldo e la vicinanza di altre barche hanno consentito il recupero di quasi tutti senz’altra conseguenza di una gran paura. Altre perdite più dolorose e in altre circostanze sono avvenute perché, col tempo molto brutto, persone sono state strappate in mare da frangenti che si sono abbattuti sulla barca mentre uscivano in pozzetto da sotto coperta senza essere ancora legate alle cime di sicurezza. Un altro caso di personale conoscenza è avvenuto in estate in Mediterraneo con mare calmo e assenza di vento, quando una persona, ovviamente non assicurata per via delle condizioni così idilliche, si è persa in mare mentre la barca andava a motore con il pilota automatico perché è scivolata in mare mentre si accingeva a issare la randa e l’altra persona a bordo non è stata in grado di fermare il motore. I soccorsi arrivati dopo un’oretta non hanno più trovato il corpo che è stato recuperato dopo qualche giorno a un centinaio di miglia di distanza dove era stato trasportato dalla corrente.
La barca è dotata degli strumenti giusti per la sicurezza, comprese le tute di sopravvivenza in acqua fredda e a bordo verrà tenuto un apposito breve corso sul loro utilizzo e sulle norme da seriore.
Non rimane quindi che imparare a memoria le procedure di sicurezza che sono state affinate in decenni di esperienza e che hanno consentito di evitare gli incidenti peggiori.
Ogni tanto ci saranno anche esercitazioni, che sono molto utili per rendersi conto dal vero di cosa è necessario fare e di come va fatto.
Naturalmente bisogna poi anche attuare quanto è stato insegnato, anche se talvolta può sembrare scomodo o superfluo: solo il comandante può avere una visione completa del problema e decidere quando e che livello di sicurezza tenere.

Proteggi le tue proprietà


La barca è un ambiente ristretto, ma è così stipata di attrezzature e di provviste che è facile perdere le proprie cose, soprattutto se di piccole dimensioni. Una buona abitudine sarà quella di controllare spesso le proprie cose, che non si inumidiscano o si bagnino, che non finiscano in sentina dove si possono rovinare irreparabilmente, che non si mescolino con cose analoghe di altri. Le attrezzature elettroniche vanno caricate regolarmente, ma le prese per farlo non sono illimitate, quindi è bene controllare in anticipo il loro stato di carica per non trovarsi senza energia nel momento in cui non è possibile accedere alla prese.
Soprattutto, serve tenere insieme e in ordine attrezzature, abiti e effetti personali e non disperderli in barca: tenete presente che a volte la barca si comporterà come uno shaker per cocktail e ogni cosa non assicurata volerà nei posti più impensati. Ciò potrà capitare in momenti inaspettati, quando non ci sarà tempo per rimediare.

 

Rispetta gli altri


Spazi limitati


Gli spazi in barca sono necessariamente limitati. Si potrebbero distinguere in tre categorie:
Spazio personale
Spazio comune
Spazio specializzato
Lo spazio personale è quello destinato al proprio riposo e allo stivaggio delle proprie cose, quello comune è l’esterno della barca, salvo la zona del timone, il quadrato e i bagni. Lo spazio specializzato è la cucina , il tavolo da carteggio e il timone.
Nello spazio personale si è tentati di dire che tutto è permesso, tranne che invadere quello degli altri, pena l’immediata discordai a bordo.
In quello comune l’accesso è pubblico e l’uso pure. Le regole della buona creanza, modificate per il contatto di gomito cui si è soggetti, sono quelle in vigore. Non lasciate le vostre cose in questo spazio se non volete trovarvi quelle degli altri…
Gli spazi specializzati sono riservati a chi vi svolge la funzione specifica. Il tavolo da carteggio è regno assoluto e intoccabile del comandante o del capo turno, la cucina del cuciniere e (per sua concezione graziosa, ma terribilmente gelosa) di chi si sta preparando occasionalmente un tè o un caffè.

 

Convivenza


La vita a bordo si svolge sempre secondo turni ben delimitati. Solo in porto o all’ancora la loro presenza viene mascherata o nascosta.
Durante la navigazione in acque aperte, le manovre, la cucina, le corvée di pulizia, il riposo, sono regolati da ritmi precisi e distribuiti dal comandante.
Questa è una regola che vale sulle barche da quando è cominciata la navigazione e che garantisce sia la condotta corretta della barca sia il necessario tempo per recuperare energie.
Rispettare i turni e compiere la propria parte di lavoro è garanzia di serena convivenza, al piccolo prezzo dell’adattamento personale a ritmi di veglia e di sonno diversi da quelli abituali.
Per esemplificare, una delle possibili suddivisioni dei turni (ci sono infinite variazioni al tema) prevede che le persone siano riunite in tre gruppi, ciascuno dei quali prende in carico la navigazione per tre, o quattro, ore di fila alternandosi agli altri. Uno dei tre gruppi si alterna poi ogni tre giorni per svolgere in aggiunta le mansioni di corvée, come cucina e pulizia della barca, manutenzione degli impianti, ecc. Rimangono attività da fare in comune, che sono sostanzialmente i pasti. E’ bene che tutti vi partecipino, perché sono l’unico momento di socializzazione generale in navigazione. I tempi dei turni sono studiati per consentirne l’attuazione.
Siccome ci si riposa a turno, chi non dorme farà certamente attenzione a non disturbare chi riposa per rispettarne la tranquillità, sicuro che gli sarà riservato lo stesso trattamento.


Avevo ancora sonno !

 

Interdipendenza


Come vedete, la vita a bordo è molto diversa da quella a terra. Qui ognuno dipende dagli altri in misura notevole, sia nel bene che nel male, e nessuno può isolarsi più di tanto. Questo è un aspetto che può essere difficile da accettare, anche se si cerca di isolare le cabine per quanto possibile. Se avete dubbi sulla vostra capacità di adattarvi a queste condizioni è bene che riflettiate seriamente sulla vostra partecipazione alle crociere.
Ciò che è assai positivo è che in mare si sperimenta una vita socialmente molto partecipata, dove ciascuno è stimolato a dare il meglio di sé in quanto condivide esperienze molto eccitanti con persone che condividono molti obiettivi.
Una delle conseguenze è che tutti controllano il benessere e la sicurezza degli altri e che tutti sanno che non verranno lasciati soli in caso di bisogno.
Naturalmente ci si deve rispettare a vicenda e di conseguenza ciascuno prenderà cura per quanto lo riguarda degli spazi privati e comuni, della pulizia, dell’ordine, del riposo e del lavoro da svolgere: il mare è un giudice imparziale e il suo giudizio è chiaro e inequivocabile.
Parte del rispetto per gli altri si tradurrà anche nell’uso equilibrato delle risorse, che non verranno sottratte all’uso condiviso per farne oggetto di consumo privato a scapito degli altri. Se ci sono esigenze speciali è bene farne menzione prima della partenza al comandante, che prenderà gli opportuni provvedimenti


D'accordo:...poi ti rifaccio il letto...

Rispetta l’ambiente


Il turista medio, abituato ormai a un’organizzazione capillare che gli fornisce tutto quello di cui ha bisogno, inclusa la sensazione di vivere una vita selvaggia, se lo richiede, non è più abituato ai viaggi in luoghi ancora non turisticizzati.Sarebbe tedioso dare delle prescrizioni su come comportarsi; basti sottolineare che dove si va noi saremo ospiti e dovremo lasciare i posti dove siamo stati così come li abbiamo trovati: letteralmente!

 

Barca


Quanto detto sopra vale anche per la barca: essa è la nostra casa, sia pure temporaneamente, e la nostra sicurezza. La sua efficienza, pulizia e confort sono la garanzia che continui a rimanerlo. E’ affidata alla nostra cura e così noi dobbiamo curarcene, senza trascurarla.
 

 

Mare e coste


Sappiamo che il freddo rallenta enormemente il degrado delle cose, sia animate che inanimate, tant’è vero che usiamo i frigoriferi per conservare gli alimenti.
Perciò tutto quello che lasceremo è probabile che rimanga lì per secoli.Quando a terra vedremo ad esempio dei resti di capanne, dobbiamo ricordare che sono considerati siti archeologici, e alcuni di essi possono essere vecchi di molti secoli.
I resti del passato non vanno disturbati, perché possono essere o diventare in futuro oggetto di ricerche.
Cerchiamo di lasciare tracce archeologiche del nostro passaggio solo nei nostri paesi di origine!
In proposito verrete infine edotti su come trattare i rifiuti senza disperderli.

 


20.000 D.C. : Dev’essere stata la spedizione del 2007…

 

Animali


Gli animali e le piante dell’Artico sono normalmente innocui, ma alcune specie possono essere anche molto pericolose, come orsi bianchi, trichechi, orche e talune specie di meduse.
Pur non raggiungendo le capacità offensive della fauna dei mari tropicali, anche qui non bisogna fidarsi prima di aver imparato bene come comportarsi.
Nello stesso tempo sarà possibile utilizzare la fauna per cibarsi. Anche a questo proposito vi verrà detto cosa, come, quando e quanto sia accettabile prelevare dall’ambiente.
E’ infatti del tutto possibile che la pesca possa integrare la dieta di bordo.

 

 

In sintesi


• Riflettete sullo stile della vostra partecipazione, pensando che farete parte di un gruppo impegnato in situazioni relativamente difficili e confinato in spazi ristretti, cercando di prepararvi alla vita in comune e alla necessità di adattarsi alle esigenze del gruppo
• Mentre vi preparate, progettate di portare con voi il minimo indispensabile, privilegiando gli indumenti comodi e magari duplicando gli elementi essenziali alla vostra vita (es. occhiali da vista)
• Avvertite il comandante di qualsiasi necessità particolare che possa influire sulla vostra sopravvivenza o anche solo il vostro confort
• Salendo a bordo preparatevi ad apprendere le regole, abbastanza semplici, della vita a bordo, che si possono distinguere in:
o uso delle attrezzature di bordo (bagni, cucina, ecc.)
o manovra della barcao procedure di sicurezza
o convivenza
• Applicate le regole anche se non sembra sia necessario, sono state sviluppate a seguito di lunghe e molteplici esperienze: se non ne capite lo scopo chiedete, ma solo dopo averle seguite!
• Abbiate il massimo rispetto per l’ambiente cercando di lasciarlo come se non ci foste passati, ricordando che quello che non si conosce può essere pericoloso
• Ricordate poi che in mare non c’è tempo di discutere democraticamente le cose da fare per raggiungere il consenso prima di agire: il comandante sarà ben contento di spiegare quanto è stato fatto e perché, ma solo alla sera e davanti a un buon bicchiere!

 

E infine

Buon divertimento!