Home     Barca     Programmi      Passaggio a NO      Condizioni      L’Artico      Amici     ContattiHome.htmlLa_barca.htmlProgrammi.htmlPassaggio_a_NO.htmlCondizioni.htmlArtico.htmlAmici.htmlContatti.htmlshapeimage_1_link_0shapeimage_1_link_1shapeimage_1_link_2shapeimage_1_link_3shapeimage_1_link_4shapeimage_1_link_5shapeimage_1_link_6shapeimage_1_link_7
 

Riassunto di storia delle esplorazioni marittime nelle regioni artiche

Da Wikipedia: L'Artide è la regione del mondo circostante il polo nord. Questa regione include l'Oceano Artico e le parti circostanti di Russia, Alaska, Canada, Groenlandia, Islanda, Finlandia, Svezia e Norvegia (assieme alle isole Svalbard). L'isoterma di 10 C (50 F) di luglio è considerata il confine di questa regione


Le regioni artiche sono state popolate, per quanto ci riguarda, a partire da alcuni millenni dopo la fine dell’ultima era glaciale (omettiamo ipotesi di popolamento più antico risalente al precedente periodo interglaciale o ancora più antico). Ricerche recenti su un ciuffo di capelli ritrovato in Groenlandia lo hanno datato a circa 4.000 anni fa. Si ritiene che quelle popolazioni fossero imparentate con i predecessori dei Ciukci, che abitavano la Siberia settentrionale.


La Scandinavia è stata gradualmente popolata seguendo verso nord la ritirata della calotta glaciale (graffiti ad Alta, nel nord della Norvegia, sono databili al 4.200 A.C.). La Siberia artica era forse popolata anche durante l’ultimo periodo glaciale, a sentire le ipotesi sul popolamento dell’America attraverso lo stretto di Bering i cui primi passaggi sono fatti risalire addirittura a 50.000 anni fa, più concordemente a 14.000 anni fa.


L’Islanda ha visto come primi abitanti dei monaci irlandesi nell’800 D.C. che sono stati successivamente sostituiti dai vichingi norvegesi. La Groenlandia (e poi il Nord America) vennero toccati da Eric il Rosso nel 982 D.C. che promosse anche un insediamento vichingo in Groenlandia, mentre quello nel “Vinland” (da qualche parte in America del Nord) ebbe vita molto breve.


La cultura europea ha ignorato molto a lungo l’esistenza delle terre artiche, con l’esclusione della Scandinavia, nota già ai greci nel IV secolo A.C. e dell’Islanda a partire dal popolamento monastico. Solo con l’epoca delle grandi scoperte, il XV secolo, si comincia a volgere lo sguardo al Nord, incerca di una rotta che permetta di evitare i monopoli spagnolo e portoghese lungo la rotta delle indie.


Passaggio a Nord Est

XI secolo

Gli abitanti della costa del Mar Bianco, i Pomor, probabilmente esplorarono la costa nord della Russia fin dall’XI secolo.


1533

L’inglese Hugh Willoughby iniziò a cercare il Passaggio a Nord Est nel 1553 raggiungendo la Nuova Zemlia, morendo poi sulle coste lapponi.

Il suo pilota Richard Chancellor raggiunse per primo il Mar Bianco ad Arcangelo nello stesso 1553, per viaggiare poi fino a Mosca chiamato per una udienza dallo Zar Ivan il Terribile.


1596

Nel 1596 William Barentsz, sulla Mercurius, scoprì l’Isola degli Orsi (Bjørnøya) e la costa nord Ovest di Spitzbergen (da lui così battezzata) nelle odienrne Svalbard. Andò poi a morire, nello stesso viaggio nel 1597, sulle coste della Nuova Zemlia.

A seguito della sua scoperta le Svalbard divennero territorio per la caccia alla balena.

I russi continuarono a esplorare la costa durante i secoli successivi stabilendo una rotta marittima per il commercio fino alla penisola di Taymir, limite del Mar di Kara, e al capo Celiuskin, limite settentrionale del continente eurasiatico, ma proseguire oltre risultò impossibile.

Più a est la navigazione riprese dalla foce del fiume Lena a quella del fiume Kolyma.


1648

Semyon Deznev, nel 1648, navigò dal Kolyma intorno alla penisola dei Ciukci dimostrando l’assenza di un collegmento terrestre con l’America.


1728

Nel 1728 Vitus Bering, agli ordini dello Zar Pietro il Grande, passò con la Gabriel lo stretto che poi prese il suo nome, senza peraltro vederlo nella fitta nebbia, penetrando nel Mar dei Ciukci.


1741

In una seconda spedizione voluta dalla Zarina Anna Ivanovna, con al suo seguito anche il naturalista tedesco Georg Wilhelm Steller, che descrisse il viaggio, trasportò in un epico viaggio partito nel 1733 attraverso tutta la Siberia il necessario per costruire le due navi della spedizione, St Peter e St Paul, fino al porto di Okotsk in Siberia.

Nel 1740 salpò per Petropavlovsk sulle coste della Kamciatka e da lì nel 1741 verso est fino alle isole Aleutine e all’Alaska. Morì nel dicembre dello stesso anno nell’isola di Bering, di fronte alla Kamciatka.

Dopo di lui e fino al 1879 non si registrano navigazioni.


1879

In quell’annno Adolf Erik Nordensjöld, grande esploratore svedese, con la nave Vega fu il primo a completare il Passaggio a Nord Est.


Passaggio a Nord Ovest

1497

Il primo che cercò coscientemente il passaggio agli ordini di Enrico VII fu Giovanni Caboto nel 1497, che si ritiene abbia scoperto Terranova.


1576

Successivamente Martin Frobisher raggiunse quella che oggi è chiamata da lui Frobisher Bay, tra il Labrador e l’isola di Baffin all’ingresso del canale di Hudson, che porta alla Baia di Hudson.


1587

John Davis esplorò le coste della Groenlandia e dell’isola di Baffin, attraversando lo stretto che oggi porta il suo nome e che è spesso ricoperto dai ghiacci.

Egli è ricordato per aver inventato il quadrante, uno strumento per misurare l’altezza del sole composto da due archi di cerchio graduati che riamse in uso fino a metà ‘700.


1611

Henry Hudson sulla nave appropriatamente chiamata Discovery esplorò l’enorme baia che porta il suo nome cercando per mesi il passaggio verso ovest, che credeva di trovarvi, finché l’equipaggio sfinito non lo mise a mare su una scialuppa e di lui non si seppe più nulla.


1616

William Baffin, anche lui su una nave chiamata Discovery, in cinque spedizioni artiche risalì lo stretto di Davis e la baia che oggi porta il suo nome, a ovest della Groenlandia, riconobbe e diede il nome a diversi stretti che dalla baia si dipartono verso ovest arrivando fino alla quasi incredibile (per l’epoca) latitudine di 77°45’, non più raggiunta nei successivi 200 anni.


1762

Si sa che la nave Octavius tentò di affrontare il Passaggio dallo Stretto di Bering finendo intrappolata tra i ghiacci.


1775

Si dice che la baleniera Herald trovò l’Octavius alla deriva vicino alla Groenlandia con il suo equipaggio morto congelato a bordo, ma la storia non è provata. Se lo fosse, la Octavius sarebbe la prima nave ad aver compiuto il Passaggio, anche se in circostanze del tutto particolari e involontarie.


1806

William Scoresby, dopo aver raggiunto la latitudine di 81°30’ a nord delle Svalbard compì diciassette viaggi di ricerca, tutti con fini anche scientifici, cartografando la Groenlandia e cercando il Passaggio a Nord Ovest. Pubblicò nel 1820 un resoconto – An Account of the Arctic regions – che è la prima opera scientifica sull’Artico e che risvegliò l’interesse per le esplorazioni in questa regione.


1818

John Ross partì per una prima spedizione alla ricerca del Passaggio con la Isabella e la Alexander, ma non andò oltre il Lancaster Sound, già scoperto da Baffin, a causa di un’illusione ottica in disaccordo col suo nostromo William Parry che era al comando dell’Alexander.


1819-1820

William Edward Parry al comando delle navi Griper e Hecla raggiunse le isole Parry alla longitudine di 112°51’ W alla latitudine di circa 74°30’ N, con un exploit senza precedenti nelle esplorazioni artiche e che non fu ripetuta che nel 1969 dalla petroliera rompighiaccio Manhattan. L’anno dopo le due navi sui spinsero ancora oltre ragiungendo la altitudine di 113°46' W prima di tornare in Inghilterra.


1821-1825

Ancora Parry con la Fury e la Hecla compì una seconda spedizione, ma senza successo, come la terza spedizione con le stesse navi.


1825

Frederick William Beechey al comando della nave Blossom penetrò dallo stretto di Bering e si diresse verso est raggiungendo il punto a 71°23'31" N. e 156°21'30" W (vicino all’odierna Punta Barrow), a soli 146 metri a ovest del punto raggiunto, via terra do John Franklin che esplorava la costa in coordinamento con Beechey e Parry.


1826

Un tentativo di Parry di raggiungere il Polo Nord via Svalbard lo portò alla latitudine di 82°45’N, che rimase un record per 49 anni.


1829-1833

John Ross, avendo riconosciuto il suo errore, tornò con una spedizione privata e si inoltrò con la Victory, la prima nave a vapore (a ruote!) nel Prince Regent Inlet, a Est della penisola di Boothia, accompagnato da suo nipote James Clark Ross. Successivamente raggiunse King William Island, che pensò fosse una penisola, traversando quello che ora è chiamato il James Ross Strait, tra la penisola di Boothia e l’isola.


La nave venne bloccata dai ghiacci e non poté muoversi per quattro anni, se non per brevi tragitti. In questo periodo John Ross portò a termine numerose osservazioni scoprendo il polo magnetico, allora sulla costa della penisola di Boothia, alla latitude 70° 05' 17" N e longitudine 96° 46' 45" W. Scoprì che nutrendosi con la dieta degli Inuit ricca di grassi poteva sopravvivere senza soffrire di scorbuto, la più grave piaga dei marinai fino al secolo scorso. Venne tratto in salvo nell’agosto del 1833 dalla nave Isabella of Hull che lo riportò in Inghilterra con i suoi.


Il nipote divenne un famoso esploratore e scoprì in Antartide, tra l’altro, la barriera che porta il suo nome. Partecipò alle ricerche di John Franklin (vedi in seguito) con le navi Enterprise e Investigator, avendo con sé come ufficiali dei futuri esploratori del calibro di Robert John LeMesurier McClure e Francis Leopold McClintock.


1845-1846

Sir John Franklin venne posto a capo di una spedizione con due navi Erebus e Terror dotate di motori ausiliari a vapore che consentivano loro di raggiungere i 4 nodi di velocità. Le navi includevano numerose attrezzature pensate specialemnte per la navigazione nel ghiaccio (distillatori di acqua, timoni ed eliche retraibili, ecc.) e tre anni di provviste convenzionali e in scatola.


Le ultime notizie della spedizione provengono da un avvistamento del 26 luglio 1845 nel Lancaster Sound, dopo di che non se ne seppe più nulla. L’Ammiragliato aspettò che fossero passati tre anni, per via della durata delle provviste, poi lanciò una serie di spedizioni di ricerca nelle quali si persero più uomini di quelli della spedizione stessa.


Nel 1853 John Rae, esplorando da terra per conto della Compagnia della Baia di Hudson, ebbe le prime notizie dagli inuit, che parlarono anche di cannibalismo tra gli equipaggi. La notizia infuriò la società vittoriana e la vedova di Franklin, che spese una fortuna finanziando in proprio le ricerche del marito.


Il fato della spedizione fu chiarito in anni recenti, quando furono trovate tracce di avvelenamento da piombo, causato da saldature difettose delle scatole di conserva, nei corpi di due marinai della spedizione inumati a Beechey Island e la buona reputazione di John Rae venne ristabilita, dopo che sulle ossa di alcuni membri della spedizione, trovati sulla King William Island, furono rinvenute tracce di tagli di coltello.


Sir John Franklin è ancora celbrato in Inghilterra, immeritatamente, come lo scopritore del Passaggio.


1850-1854

McClure in cerca di John Franklin sulla nave Investigator traversò per primo il passaggio da ovest a est, ma parzialmente su slitta.


1851-1852

Wiiliam Kennedy e Joseph René Bellot, sulla nave Prince Albert sovvenzionata da Lady Franklin si misero alla ricerca di tracce della spedizione, senza trovarne. Nel corso della ricerca scoprirono quello che ora è chiamato lo Stretto di Bellot, tra la penisola di Boothia e la Somerset Island, sulla quale svernarono (a Batty Bay). Bellot morì scivolando dal ghiaccio in una successiva spedizione cercando di comunicare con Belcher (vedi oltre) con tempo cattivo.


1852

Edward Belcher comandò una spedizione infruttuosa alla ricerca di Franklin, in cui perse quattro delle cinque navi a lui affidate. Il legno di una delle navi, la Resolute, ritrovata successivamente intatta, è stato usato per una scrivania sovente scelta dai Presidenti degli Stati Uniti per lo Studio Ovale.


1857

Francis Leopold McClintock comandò lo yacht Fox e trovò l’unica registrazione ufficiale della spedizione Franklin


1903-1906

Dopo le spedizioni alla ricerca di Franklin l’Ammiragliato perse interesse per il Passaggio. Roald Amundsen invece, dopo aver accumulato esperienza come marinaio e come esploratore nei mari artici, decise di vincere la sfida del Passaggio.


Con il cutter Gjøa da lui stesso acquistato, dotato di un piccolo motore di 13 CV, determinato a svolgere anche attività scientifica, giunse a una baia a sud della King William Island, che oggi si chiama Gjøa Haven, dove si preparò a passare due inverni compiendo osservazioni astronomiche e magnetiche.


Il soggiorno, che fruttò anche osservazioni etnografiche e contatti intimi con gli Inuit (a Gjøa Haven ci sono alcuni discendenti di Amundsen) passò senza incidenti, perché il porto è quanto di meglio si possa trovare per svernare nell’Artico.


Il terzo inverno lo vide svernare oltre l’arcipelago canadese, avendo quindi navigato con successo la zona che nessuno aveva mai superato. Per farlo sapere al mondo si recò via terra per 800 Km fino a Eagle City, dove c’era un telegrafo (a spese del destinatario!), ritornando poi alla nave e completando l’estate successiva il passaggio, accolto trionfalmente a Nome.


Amundsen conquistò poi il Polo Sud (era partito con l’idea di arrivare in nave, con la Fram, al Polo Nord quando seppe che c’era appena arrivato Peary in aereo, e allora si volse al polo Sud, invano inseguito dai creditori), con un dirigibile costruito e guidato da Nobile sorvolò il Polo Nord e morì durante un tentativo di salvataggio di Nobile dopo il disastro del dirigibile Italia.


Altre esplorazioni

1874

Da La Repubblica 2 Marzo 2008 - VENIVANO DALLE TERRE DELLA BORA - si chiamavano Marola, Zaninovich, Scarpa, Lusina o Catarinich - e stupirono il mondo tornando vivi dall' inferno bianco che li aveva inghiottiti per novecento giorni. Una ciurma di quattordici marinai dalmati, fiumani e triestini che, dopo aver abbandonato la nave, rientrarono a casa dal mare artico con una terribile traversata a piedi tra i ghiacci, dopo due inverni di tenebra a meno cinquanta.


Era il 1874 e quegli uomini, con i loro ufficiali, si erano spinti alla massima latitudine Nord mai raggiunta, gli 82' 51" gradi del desolato arcipelago da loro battezzato Terra di Francesco Giuseppe, punto più settentrionale d' Europa. Al ritorno in Norvegia, poi in Germania e a Vienna, furono accolti come eroi, ma ancora oggi il nome del loro comandante, Carl Weyprecht, triestino, dice poco o niente agli italiani. Che strano.


Il 2008 è ormai il quarto anno polare mondiale, e il Belpaese sembra ignorare ancora questa favolosa storia. Eppure la prima grande spedizione scientifica verso il Polo non fu quella del norvegese Nansen o dell' americano Peary, ma venne compiuta da questo indomito triestino nato in Germania e della sua ciurma adriatica. Inglesi e tedeschi gli riconoscono tale primato; il suo nome figura nel sito della Nasa - l'agenzia spaziale americana - come padre della ricerca scientifica internazionale; Vienna gli tributa onori e l'Accademia delle scienze austriaca pubblica proprio in questi giorni il suo epistolario; ma in Italia solo pochi specialisti ne hanno sentito parlare e persino a Trieste manca una via con il suo nome…(omissis).


1893-1896

Dopo aver travesato nel 1888 in sci la calotta glaciale groenlandese (Inlandsis, un’impresa anche oggi) ed essere divenuto un eroe norvegese, Fridtjof Nansen, convinto da alcune osservazioni dell’esistenza di una corrente che fluiva dalla Siberia verso il Polo Nord e da qui verso la Groenlandia, fece costruire la Fram, specialemnte irrobustita per resistere ai ghiacci.


Su di essa, con viveri per sei anni, nel 1893 si fece imprigionare dal ghiaccio a partire dalle isole della Siberia. Si rese conto che il movimento era troppo lento e decise, con un compagno, Fredrik Hjalmar Johansen, partì a piedi sul ghiaccio con slitte trainati da cani e kayak nel tentativo di raggiungere il Polo. Le condizioni difficilissime lo costrinsero a cercare di raggiungere la terra di Francesco Giuseppe, dove furono trovati e salvati l’estate successiva.


1899-1900

Il Principe Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi (Luigi Amedeo Giuseppe Maria Ferdinando Francesco di Savoia-Aosta), dopo aver scalato per primo il monte St. Elias in Alaska nel 1897, organizzò una spedizione con la nave Stella Polare con l’intento di raggiungere il Polo Nord.

L’idea era di partire dalla Terra di Francesco Giuseppe, più vicina al Polo delle Svalbard, peraltro più facili da raggiungere e fino ad allora base di elezione di partenza per le spedizioni polari.

Avendo perso due dita per congelamento, che gli rendeva impossibile il viaggio in slitta, delegò Umberto Cagni, che riuscì ad avvicinarsi al Polo più di chiunque altro fino ad allora, raggiungendo il punto di latitudine 86° 34’ N.

La spedizione viene ritenuta una delle meglio organizzate e condotte dell’epoca.

Dove sono: Artico - Un po’ di storia